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n.1/2011 La manifestazione del 13 febbraio: non solo contestazione ma punto di partenza per il futur

LA MANIFESTAZIONE DEL 13 FEBBRAIO: NON SOLO CONTESTAZIONE MA PUNTO DI PARTENZA PER IL FUTURO

di Anna Giacobbe
(Segretario Generale SPI CGIL Liguria)

Se qualcuna di noi dicesse che si aspettava il risultato straordinario di partecipazione alla manifestazione del 13 febbraio, forse direbbe una “bugia”. Certo, avevamo segnali molto forti di interesse, di attesa anche, per quell’evento. Molte associazioni, gruppi più o meno grandi, personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, avevano lavorato per prepararla, ma quella manifestazione in gran parte “si è fatta da sé”. Tante donne, e tanti uomini hanno scelto di essere lì perché la parola d’ordine della manifestazione, il moto di indignazione e, insieme, di orgoglio che l’avevano generata erano profondamente condivisi, rispondevano ad una sensibilità diffusa.
Che sia in gioco la dignità del nostro Paese e che sia necessaria un’etica pubblica che ha tra i propri fondamenti il rispetto delle donne è sentimento comune in una parte grande della nostra società.
Due aspetti delle manifestazione meritano di essere messi in evidenza. Il primo: avere scelto di essere “senza bandiere” non ne ha fatto una manifestazione anonima, né antipolitica, anzi il senso delle istituzioni e del valore della vita pubblica erano chiaramente l’orizzonte nel quale si collocavano tutte e tutti i partecipanti. Il secondo: domenica, nelle piazze, c’era “il mondo”; donne di tutte le età, intanto, e donne con culture e sensibilità, anche rispetto al rapporto tra donne e uomini, molto diverse. Questo carattere aperto e fortemente inclusivo è un elemento da preservare con grande attenzione e responsabilità, da parte di tutti, pena tradire quello spirito e sciupare il senso profondo della manifestazione.
La richiesta a Berlusconi di farsi da parte, per usare un eufemismo, è stata un contenuto molto forte dell’iniziativa; ma essa e quello che potrà generare nel futuro non possono e non debbono fermarsi lì.
Il “detonatore” è stata la squallida vicenda che coinvolge il presidente del consiglio, e anche il fatto che quella è, sì, una anomalia, ma risponde purtroppo ad un modello di “consumo” e di “carriera” e di rapporto tra potere e sesso che non riguarda solo Berlusconi; questo ha spinto le donne a riprendere un proprio cammino di protesta e di iniziativa, ma pure di riflessione e di confronto su “a che punto siamo” del percorso di liberazione delle donne e del riconoscimento del valore della differenza di genere.
E’ proprio questo  il punto ora, per fare vivere contenuti e spirito del 13 febbraio. Nei prossimi giorni le organizzatrici della manifestazione si incontreranno per decidere come andare avanti, a livello nazionale, così come nelle città della Liguria, a partire dalla iniziative che si terranno l’8 marzo “e dintorni”.

 
 
 
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