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Newsletter n. 11/2010 I progetti del CIE


ISTANTANEE DAI PROGETTI DEL CENTRO IN EUROPA

Agron e gli altri – Progetto Nuovi cittadini, nuovi lavoratori

Agron è alto, di carnagione
chiara e corporatura atletica. È albanese. Parla un ottimo italiano, con un
leggero accento spezzino. Racconta di sé, delle sue difficoltà di straniero da
solo in Italia, della sua voglia di fare bene a scuola e delle strade sbagliate
che gli è capitato di imboccare. Agron è uno dei cinquanta ragazzi che stanno
mettendo in atto, assieme ai docenti di otto istituti tecnici e professionali,
cinque di Genova e uno per le altre province liguri, il progetto-pilota “Nuovi
cittadini, nuovi lavoratori”, realizzato dall’Istituto professionale Gaslini Meucci, dal Centro In
Europa e dalla Fondazione Casa America con il sostegno di Regione Liguria. A
Genova la stragrande maggioranza dei ragazzi è latinoamericana, più varia la
composizione delle classi della Spezia e di Loano: marocchini, dominicani,
albanesi, moldavi. A tutti si vuole offrire, attraverso la collaborazione di
diversi “testimonial”, una visione quanto più realistica del mercato del
lavoro, perché possano scegliere con maggiore consapevolezza se continuare a
studiare o cercare un’occupazione.

Alberto Correa è colombiano, da
molti anni fa l’orientatore nelle scuole genovesi. A lui è affidato il compito
di lanciare ai ragazzi i messaggi fondamentali del corso: gli immigrati non
sono destinati unicamente a certi tipi di lavori ma devono farsi protagonisti
del proprio futuro professionale, acquisendo conoscenze e competenze che devono
poi essere in grado di comunicare e tradurre in un proprio percorso di
crescita. Niente itagnolo per il
latinoamericani, la lingua e la cultura italiana vanno conosciute, senza per
questo perdere le proprie radici, che costituiscono un elemento di forza.
Bisogna saper far valere i propri diritti. Le regole ci sono e vanno
rispettate.

Luciano Ricci è ingegnere, è un
dirigente dell’ABB . Mostra filmati pieni di musica, immagini di persone provenienti da tutto il mondo, di impianti
laboratori e sistemi, di frasi come “rispetto dei diritti” “sostenibilità
ambientale” e “mondo migliore”. Giulia
Stella è nella segreteria regionale della CGIL, lei parla delle professioni più
richieste in Liguria, del ruolo del sindacato e dei diritti dei lavoratori
sempre più a rischio ma da salvaguardare. E su questo Luciano e Giulia sono
completamente d’accordo. Sono due dei relatori del corso di Genova sul tema del
mercato del lavoro, che ha preso avvio il 30 novembre. E i ragazzi? Chiedono
altri video, quando chiedi loro che cos’è un assessore e chi è il presidente
della Regione in cui vivono rimangono muti. Anna Maria, la professoressa che li segue, dice che se fossero italiani
sarebbe lo stesso.

Dagli antropofagi ad Atahualpa – Edulatina. Idee e strumenti per l’integrazione
a scuola

Marco Antonio Ribeiro Lima è
direttore dell’IBRIT, l’Istituto Brasile-Italia di Milano, il principale centro
di cultura brasiliana del Nord Italia. È venuto a Villa Rosazza per l’incontro
sulla musica latinoamericana nell’ambito del corso “Edulatina” che il Centro In
Europa e la Fondazione Casa America stanno realizzando insieme al Centro
Risorse Alunni Stranieri dell’Ufficio scolastico regionale e il Laboratorio
Migrazioni del Comune di Genova. È un progetto sostenuto da Regione Liguria nell’ambito
delle iniziative di educazione alla pace e alla mondialità. Lo scopo:
dimostrare agli insegnanti delle scuole genovesi che i loro alunni
latinoamericani provengono da paesi ricchi di storia e di cultura. Ribeiro Lima si presenta con una serie di CD
e una chitarra; perché è anche musicista, cantante e compositore. Da una mappa
dell’America latina evidenzia quanto grande sia il Brasile e le origini di
diversi generi musicali. Sulla base di ritmi basilari indigeni, africani,
europei, arriva a descrivere le molte forme della musica popolare brasiliana.
“In Brasile, come altrove, siamo stati antropofagi” dice ironico: “abbiamo
mangiato persone e culture e le abbiamo restituite in forma diversa”. Cita
melodie brasiliane arcinote, poi imbraccia la chitarra e canta una sua
composizione, una ninna nanna per la figlia Joana. “Con lei parlo italiano, ma
la ninna nanna non potevo che comporla nella mia lingua d’origine”. Non esiste
del resto un’identità culturale “pura”: la musica brasiliana è una splendida metafora
del connubio di tante identità, che ne creano altre ancora.

Ore 17.00. Deve seguire una
rapida esposizione della musica andina. Il gruppo Voces de America arriva in ritardo, alla spicciolata. Prima un
giovane chitarrista, che fa del suo meglio per intrattenere il pubblico. Mentre
insieme a un altro componente del gruppo intona una canzone, arrivano trafelati
gli altri musicisti con un tamburo e una pluralità di strumenti a fiato. Per
ultimo entra in sala il suonatore di charango, una sorta di chitarrino mutuato
dalla chitarra spagnola la cui cassa era in origine costituita dalla corazza
dell’armadillo. Li ascolti e il cuore ti vola sulle Ande, crocevia di Perù,
Ecuador, Bolivia, Argentina, Cile. sull’onda dei ricordi degli Inti Illimani e
di altre canzoni celeberrime, El Condor
Pasa
, la Colegiala. Il leader del
gruppo, Luis Rojas Barraza ha una voce insieme potente e modulata. Fra un pezzo
e l’altro descrive gli strumenti musicali – quanti ne ha portati! – e presenta
gli altri componenti del gruppo. Con grande semplicità e compostezza racconta
la storia del re Atahualpa e del fratello Huáscar, di come gli Spagnoli seppero
approfittare della loro rivalità e della profezia che annunciava l’avvento dei
discendenti di una stirpe divina per impadronirsi del loro regno. Non vorresti
smettere di ascoltare le loro canzoni e i loro racconti. Siamo andati oltre
l’orario del corso. Siamo rimasti in pochi ma inebriati da questo viaggio nello
Stato più grande dell’America latina e sulla cima delle Ande.

C. G.

 
 
 
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