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n°10/2010 La Lega, il PD e le priorità per l’Italia
L’Italia è, purtroppo, un paese logorato.  Non voglio dire che non esistano anche fattori di vitalità e successo ma complessivamente appare sfibrata nel suo tessuto economico e sociale e inguardabile dal punto di vista politico.
La Lega di Bossi è grandemente responsabile di questa situazione ed è stupefacente che quasi nessuno lo dica forte e chiaro. Il patto di potere con il PDL e con Berlusconi ha comportato da parte della Lega l’impegno a coprire tutte le vicende più negative, dalla diffusione della corruzione alle questioni giudiziarie  del premier e ai suoi comportamenti personali più criticabili. La Lega è stata il cane da guardia del Presidente del Consiglio.
Questo fatto in compenso ha avuto come conseguenza di appannare o di stravolgere alcune delle caratteristiche che la Lega aveva o dichiarava di avere. Così in questi anni si è affermato un nuovo centralismo che ad opera del ministro Tremonti ha colpito duramente le autonomie locali e le Regioni. Così si è proposto proprio da parte della Lega una legge elettorale vergognosa che ha dato grande potere alle segreterie nazionali dei partiti e ha svuotato la partecipazione e la sovranità dei cittadini.
Che bilancio presentano ai propri elettori Bossi, Calderoli, Maroni?
Sul tema della sicurezza nelle città si può essere soddisfatti?
È vero che polizia e magistratura hanno continuato e intensificato il contrasto della grande criminalità organizzata ma si può dire davvero che è stato intaccata la sua forza? Se si guardano i dati sembrerebbe di no, perché nel frattempo le mafie si sono installate nel Nord e nel cuore della finanza accrescendo, probabilmente, la loro influenza e il loro potere.
Però la Lega ha fermato l’afflusso degli immigrati? No! Se guardiamo ai dati ufficiali, in questi due anni, mentre si accentuavano i toni contro gli stranieri – salvo dare ruolo enorme al dittatore Gheddafi –, mentre si approvavano leggi contro la clandestinità e si scatenava un’ondata di paura e di violenza, gli immigrati regolarmente censiti, tra nuovi arrivi e regolarizzazioni, sono aumentati di circa un milione. Con buona pace dei leghisti, a dimostrazione che quelle “grida” erano rivolte, per ragioni politiche ed elettorali, agli italiani e non agli stranieri che infatti le hanno ignorate.
Si sono accentuati invece i fattori di disgregazione nazionale, la crisi ha colpito il lavoro di milioni di persone, il debito pubblico non è diminuito.
Un bel bilancio per il Nord! Il Veneto ha provato sulla sua pelle le conseguenze dell’assenza di una politica di prevenzione del dissesto idrogeologico e di pronto intervento durante le calamità naturali. Allora non è solo il Sud ad avere gravi lacune! E così i Veneti hanno dovuto chiedere l’intervento finanziario del buon vecchio Stato centrale per far fronte ai disastri, anche se il presidente del Consiglio, per riconoscenza nei confronti della Lega del Veneto, ha per ora annunciato di stanziare fondi solo per loro ignorando la Liguria, la Toscana, la Calabria, la Campania che hanno avuto danni significativi.
Nessuno presenterà il conto alla Lega?
Che cosa fanno le opposizioni? Paradossalmente, nonostante le prove negative di questo governo, non godono di buona salute. Forse per la prima volta la crisi della maggioranza tende a diventare anche crisi della minoranza e la perdita della credibilità della prima non si traduce in crescita del consenso per la seconda.
C’è bisogno urgente che il PD diventi un partito e un partito di sinistra di responsabilità nazionale, autorevole e credibile.
Non mi pare una buona idea quella, ipotizzata, di preparare nuove primarie per decidere chi dovrà essere il candidato della sinistra alla guida del governo. Non vi sono le condizioni oggi, secondo me, perché questo avvenga.
Detto più brutalmente: non credo proprio che Bersani, o Vendola, o Chiamparino o Renzi o non so chi, chiunque fosse scelto, avrebbe la minima possibilità di ricoprire quel ruolo.
Il compito di questo momento è di mettere assieme tutte le forze (politiche e civili) con un programma minimo per uscire da questo tunnel e aprire una nuova fase politica, individuando una personalità, la migliore possibile, capace di rappresentare questa prospettiva. E questo sia per un eventuale governo di transizione, sia nel caso di elezioni anticipate.
La priorità oggi mi sembra quella di chiudere l’era Berlusconi, cambiare urgentemente la legge elettorale, ed assieme affrontare con forza le emergenze del paese, a cominciare dalle questioni economiche e occupazionali.
Il PD, in questa fase, non può che dimostrarsi un partito di servizio, generoso, altruista, di responsabilità nazionale con il compito di animare questa prospettiva, rinunciando a rivendicare un ruolo di leadership formale. Forse in questo modo potrebbe ritrovare il senso originario della sua nascita e cioè quello di essere un partito nuovo e non un nuovo partito e di riconquistarsi un futuro che sembra molto indebolito.

Di Roberto Speciale
Presidente del Centro In Europa
 
 
 
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