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n°9/2010 Una riflessione sull’attuale momento politico
L’attuale momento politico, particolarmente delicato e gravido di incognite e di rischi per la  democrazia del paese, rende visibili alcuni paradossi che esaltano la gravità della crisi e ne prospettano un’uscita irta di difficoltà. Il primo paradosso riguarda il collasso del Governo Berlusconi a poco più di due anni dal suo insediamento, un Governo, lo ricordiamo, che disponeva della maggioranza più ampia dal dopoguerra a oggi. Il secondo paradosso, eguale e contrario al primo, è costituito dal  ritardo con cui la coalizione di centrodestra è andata in frantumi se si considera che per anni è riuscita a tenere insieme una doppia contraddizione, da una lato quella tra la visione populista del berlusconismo e la visione liberale ed europea di Fini, dall’altro quella tra la pretesa autonomista, antisolidarista e antimeridionale della Lega e la domanda di sostegno e assistenza per il Sud presente in larghi strati del PDL. Il terzo paradosso è costituito dalla palese impreparazione delle forze di opposizione a proporre un’alternativa credibile che assicuri governabilità al paese. L’inviluppo di questi paradossi e contraddizioni è causa ed effetto al tempo stesso del problema più grave a questi sotteso rappresentato dalla complessiva perdita di legittimazione della politica. La ricostituzione di una soglia minima di credibilità della politica è il compito primario cui devono attendere le forze di centrosinistra e primo fra tutti il Partito Democratico che ne dovrebbe avere la guida. E’ pur vero che il distacco dei partiti dai cittadini è dovuto in larga parte alla distanza fra i bisogni di natura economica e sociale di questi ultimi e la capacità dei primi di intercettare questa domanda e  tradurla in un progetto coerente e intellegibile, ma anche se questa condizione si concretizzasse non sarebbe sufficiente a colmare questa distanza. La rilegittimazione della politica passa infatti prima di tutto per alcuni sentieri stretti non eludibili e  troppo a lungo non praticati anche se molto spesso evocati e utilizzati nella dialettica politica. Mi limito soltanto ad accennare alcuni titoli. In primo luogo la carenza di una disciplina sul  conflitto di interessi, carenza che ha letteralmente stravolto la vita democratica del nostro paese in questi ultimi 15 anni, dando libero spazio al pieno dispiegamento del berlusconismo e a tutte le sue deformazioni nell’economia, nella politica e in un settore delicato come quello dell’informazione. In secondo luogo non si può prescindere da una proposta seria e circostanziata sui costi della politica che affronti sia le ridondanze degli organismi, dal numero dei parlamentari alla permanenza delle Province, sia il livello delle retribuzioni del personale politico. Su quest’ultimo punto penso debba esser messa in discussione dai partiti di centrosinistra anche la prassi di farsi finanziare dagli eletti attingendo ai loro compensi, pratica che non può più  giustificare agli occhi dei cittadini il troppo elevato livello dei valori in gioco. Infine, ma non per la minore importanza, si pone il problema della legge elettorale. Su questo aspetto i partiti di centrosinistra sembrerebbero aver compreso la portata del problema visto che chiedono di sostituire l’attuale legge elettorale con una nuova legge ancor prima di nuove elezioni. Ma perché questa posizione sia credibile e non vissuta come un espediente tattico sarebbe necessario che i partiti interessati  manifestassero immediatamente l’adesione a una proposta comune. Sembra si sia lontanissimi da questa possibilità poiché le divisioni interne agli stessi partiti sono tali  da rendere questo obiettivo concretamente non praticabile, aggiungendo così nuovo disdoro alla scarsa legittimazione della politica. Se si volesse dimostrare serietà e concretezza su questo punto basterebbe aderire alla proposta di legge di alcuni parlamentari che sta trovando grande riscontro nell’opinione pubblica( vedi l’iniziativa di Libertà e Giustizia) che prevede la cancellazione dell’orribile porcellum  e il ripristino del molto più serio mattarellum. Quest’ultima legge elettorale, come tutte quelle che l’hanno preceduta, è l’ultima frutto di un accordo fra maggioranza e minoranza mentre il porcellum è la prima e unica approvata solo dalla maggioranza. Si tratterebbe quindi e in primo luogo di cancellare un vulnus per rinviare a tempi migliori la possibilità di formulare una legge elettorale condivisa, come per il passato, da tutte le forze in campo. In questa ipotesi, ma non soltanto in questa, per il Partito Democratico si imporrebbe di conseguenza la necessità di una scelta, appunto democratica, dei suoi candidati alle elezioni.
 Come detto temi e sentieri non eludibili non solo in vista di prossime elezioni ma al fine di riprendere il faticoso cammino del progresso democratico.

Stefano Zara

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