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n.8/2010 Obama contro tutti?

Sarà che i mesi estivi non giovano alla buona politica nemmeno negli Stati Uniti, ma torno da un mese di “full immersion” negli States con impressioni per niente rassicuranti sulla qualità dello scontro politico negli USA e più in generale sulle prospettive dell’ attuale presidente americano. D’ altra parte, per fortuna, la stessa “full immersion” mi conferma che Obama combatte e sembra non deviare dalle sue linee programmatiche.

 Un incontro (fortuito) con Obama

Sapevo che Obama
sarebbe venuto a Miami per sostenere e sollecitare finanziamenti
elettorali per un certo Meek, suo amico nero candidato senatore con
possibilità di essere eletto pari a zero, in un territorio bianco ed
ispanico, di repubblicani e anticastristi della prima ora.

Pochi giorni prima era venuto a sostenere Meek anche Bill Clinton, ma purtroppo lo avevo scoperto solo dalla TV.

Mi
sono quindi informato sugli spostamenti di Obama: niente da fare, volo
da Washington, corsa in auto al Fontainebleu, quindici minuti di
discorso e via di corsa di nuovo all’aeroporto. E, dimenticavo, almeno
diecimila dollari per ascoltarlo; troppi.

Me ne sono così stato sulla spiaggia e sinceramente mi ero quasi dimenticato di Obama.

Poi,
a un certo punto, ho sentito qualcuno che correndo diceva che il
Presidente si era fermato a un “deli” lì a due passi  e così come ero mi
sono accodato.

E, incredibilmente, l’ ho visto
sorridente e in maniche di camicia che addentava affamato un tramezzino
di quelli americani infarciti di ogni cosa dopo essere sceso dall’
auto, con il fido Meek, sulla via del ritorno in aeroporto.

A proposito, ha voluto anche pagare!

Non
ho potuto fare a meno di pensare che se Obama , nel mare di accuse in
cui stanno cercando di farlo affondare, riesce ad essere così sorridente
e così di buon appetito, questa “land of hope and dreams” può davvero
continuare a sperare e a sognare.

E Meek quasi certamente perderà, ma ha davvero in Bill e Obama due amici eccezionali!

Perché essere preoccupati? Anzitutto la crisi economica, da cui gli Stati Uniti sono ufficialmente fuori, è tutt’ altro che finita: il tasso di disoccupazione è sempre pericolosamente vicino alla doppia cifra, il mercato immobiliare, raggiunto probabilmente il fondo, rimane fiacco e di conseguenza ristagna l’edilizia, le insolvenze nei mutui non diminuiscono, le statistiche parlano di previsioni di aumenti molto modesti del PIL nei prossimi anni.
In secondo luogo si assiste a una rapidissima metamorfosi della destra, repubblicana e non, di fronte alla quale Reagan, Bush e perfino Nixon appaiono moderati e liberali.
In sintesi estrema si sta aggregando un blocco reazionario rispetto ai diritti, all’ economia, alla religione, al sesso la cui portata è difficile da valutare e che ha individuato (giustamente, dal suo punto di vista) in Obama il bersaglio-simbolo da colpire.
La premessa di questa nuova destra è un semplice capovolgimento della realtà: la crisi dell’ economia e della società americana è colpa di Obama e dei democratici, come se Bush, peraltro poco amato a destra perché giudicato troppo “compassionevole”, non fosse mai esistito.
Si è partiti attaccandolo sulla riforma sanitaria, legge coraggiosa anche se pasticciata, accusando Obama perfino di volere la morte degli anziani; si è proseguito creando su tutto il territorio nazionale il cosiddetto movimento “tea party”, autonomo dal partito repubblicano ma capace, attraverso la pesante influenza sulle primarie, di spostarne pesantemente a destra i candidati. Ad esempio, a novembre Mc Cain rischia, in Arizona, di non essere rieletto, e per evitarlo sta tradendo se stesso rincorrendo a destra i suoi avversari interni.
Le conseguenze di questa ondata estremista non si sono fatte attendere: leggi statali contro l immigrazione (Arizona) che sfidano quelle federali e costringono Obama sulla difensiva, blocco in Senato e alla Camera di tutte le principali proposte democratiche (grazie anche alla “paura” dei democratici  che devono affrontare le elezioni di novembre e temono di perdere il posto in questo clima avvelenato). Ma soprattutto attacchi  violenti e personali a Obama su temi delicatissimi: il 25% degli americani si è convinto, a seguito della martellante campagna della destra estrema, che Obama sia mussulmano, una buona metà lo considera agnostico o ateo perché non si fa vedere abbastanza in chiesa, i tabloid inventano storie incredibili di tresche extramatrimoniali. Oltre a questo, il parere favorevole di Obama (ineccepibile costituzionalmente ma politicamente pericoloso) alla costruzione di una moschea nei pressi di ground zero ha scatenato un diluvio di attacchi, anche se il proponente era un amico e collaboratore di Bush.
E infine, anche il disastro BP in Louisiana è stato imputato a Obama , nonostante la sua pronta reazione e nonostante che siano i repubblicani gli amici dei petrolieri, a partire dai Bush.
Tutto nero? Eh no, l’America non è l’Italia e Obama non è il PD!
Negli Stati Uniti i pugni si prendono e si danno, e la buona America non muore mai.
Così, a parte la riforma sanitaria, Obama ha chiuso con onore la partita in Iraq, tiene duro con le banche, sostiene con forza l’economia reale.
E nessuno può escludere che, andando così a destra , i repubblicani non vadano incontro a brutte sorprese: ad esempio in Florida il moderato repubblicano Crist , sconfitto alle primarie da un esponente della destra estrema , correrà come indipendente e tra i due litiganti potrebbe goderne il candidato democratico.
Infine, per fortuna c’è la gente, bianca, nera e ispanica, quella che ha sostenuto Bill Clinton contro i bigotti perché l’economia andava bene e può a maggior ragione sostenere Obama se saprà fare altrettanto bene per il rilancio dell’ economia o se almeno avrà altrettanta fortuna …   

Di Marco Vezzani
Socio del Centro In Europa

 
 
 
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