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n.8/2010 Ancora su Italia-Libia e Berlusconi-Gheddafi, un anno dopo

Che dire di nuovo un anno dopo il 1° settembre del 2009, quando affrontammo nella nostra newsletter elettronica il tema del trattato tra Italia e Libia firmato da questo governo e da questo presidente del Consiglio?
Si scriveva allora: “in effetti è il leader libico che, mi pare, sta utilizzando l’Italia per avere una ribalta internazionale, uscire dall’isolamento senza fare minimamente i conti con sé stesso e il suo paese” ed ancora “ciò che appare è che l’iniziativa italiana invece di favorire l’evoluzione politica della Libia rischia di diventarne prigioniera, di mettersi alla sua coda, di contribuire a consolidare e a dilatare gli atteggiamenti di sempre del dittatore libico.”
L’unica vera novità è che quello che ieri appariva un timore oggi è una certezza. Non è in discussione ovviamente il rapporto politico ed economico fra Italia e Libia, già iniziato d’altra parte dai governi precedenti, ma la sua qualità e senso di marcia, e se esso debba calpestare la dignità del nostro paese, se debba comportare lo stravolgimento dei principi. Già, i principi! Che cosa sono mai i principi per questo governo e per questo paese così guidato?
Lo show di Gheddafi è inverecondo e il Ministero degli Esteri e l’intera compagine governativa tacciono imbarazzati oppure affermano – vero, sottosegretario Stefania Craxi? – che si può passare sopra a un po’ di folclore (?) in nome di (presunti) affari (di chi? cara sottosegretario e caro ministro degli Esteri?).
Alcune centinaia di ragazze, più o meno piacenti, accorrono al cospetto del dittatore libico ad ascoltare la sua lezione sull’Islam e a ricevere il Corano per ben 80 euro di retribuzione (tutto è meglio piuttosto che lavorare, vero?). Qualcuno si converte seduta stante (ma davvero?) e alcune forse sperano in un viaggio in Libia.
Non può sfuggire che questo avviene mentre in Iran è stata condannata a morte una “donna adultera”, anche se vedova; Francia, Brasile e altri paesi si mobilitano per salvarla. E l’Italia cosa fa? Va alla corte del dittatore islamico Gheddafi e manda le ragazze ad applaudirlo quando dice che nei paesi islamici le donne sono più libere che nel resto del mondo. Bel colpo! Dov’è, scusate, la Chiesa cattolica così pronta a demonizzare la fecondazione artificiale e il relativismo e ora così silente, distratta, a testa bassa? Dov’è, per favore, quella famosa organizzazione che si chiama Comunione e Liberazione, che più cattolica di così non si può, prontissima ad accusare di “moralismo” chi critica Berlusconi – quindi anche Famiglia Cristiana –  e che ora  sembra essere precipitosamente partita per le vacanze? È moralismo anche questo?
Personalmente le religioni non mi interessano se non come fatto sociale e culturale e parlo per difendere la dignità laica del nostro paese e dei nostri giovani, non per schierarmi a favore di una religione offesa da un’altra.
Gheddafi alza la voce, vuole soldi e si candida ad essere il nuovo negriero dell’immigrazione africana, non solo per l’Italia ma addirittura per tutta l’Europa. La Lega di Bossi si affidi a lui e sarà sicura, con un buon pagamento, del trattamento che verrà riservato a decine di migliaia di africani che tentano di emigrare! Già in passato erano spesso arabi, su incarico di europei, ad organizzare la tratta degli africani: ora lo possono fare in direzione contraria, creando campi di prigionia o magari facendo sparire le persone.  
La vicenda Berlusconi-Gheddafi è un paradigma dell’Italia di oggi: un paese senza futuro e senza principi, spinto solo dagli affari di una ristretta oligarchia invecchiata nel potere, un paese corrotto nel profondo, che sacrifica i giovani ed è pronto ad offrirli in pasto a ogni Minotauro di passaggio. È il labirinto, senza neppure il filo di Arianna.
Tutti rassegnati, tutti indifferenti? Spero di no. Mi auguro che in tutte le occasioni presenti e future si organizzino dibattiti, incontri, manifestazioni per protestare e rivendicare un futuro più degno. Le Feste del PD, per esempio? Le notti bianche?
C’è ancora voglia di riscatto, di Risorgimento?
Ci sono ancora abbastanza giovani che non aspirano a diventare veline o partecipanti al Grande Fratello? 

di Roberto Speciale
Presidente del Centro In Europa
 
 
 
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