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n. 5/2010 Mannheimer: il marketing politico non è tutto


Un esperto di marketing politico di grido – Renato Mannheimer – l’autore di un libro che scrive del presente raccontando il passato recente, Roberto Speciale; militanti e appassionati di politica ancora con la voglia di riflettere. Sono gli ingredienti di una discussione interessante che si è svolta ieri, 10 giugno, in un afoso pomeriggio presso il circolo PD Milano centro – Aldo Aniasi.
Lo spunto era la presentazione del libro Generazione ribelle. Quaderni ritrovati (Edizioni Diabasis) con il quale Speciale utilizza l’espediente letterario del ritrovamento di quaderni di appunti per ripercorrere alcune tappe della propria formazione politica, che si intrecciano qua e là con l’esperienza personale. Il risultato è un ritratto della politica fatta di passione, valori, contenuti, confronti, etica e responsabilità, “categorie” che non hanno perso attualità ma sono pressoché scomparse dalla politica di oggi. La buona politica non deve limitarsi ad assecondare l’umore dei cittadini, ma avere il coraggio di proporre orientamenti e creare il consenso su di essi.      
Come uscire dalla crisi della politica, che è sotto gli occhi di tutti? si è chiesta Anna Catasta, segretaria del circolo, ex parlamentare europea. La ricetta di Mannheimer è chiara, anche se, come riconosce lui stesso, di difficile attuazione: forte ricambio delle persone, scelta di alcuni temi centrali nella sensibilità dei cittadini, come l’occupazione, l’ambiente, la questione territoriale, i diritti delle donne, da trattare con semplicità e chiarezza, evitando la genericità. Il marketing politico è importante – e mi dà da vivere, ha ironizzato Mannheimer – ma non può sostituire i contenuti e il raggiungimento degli obiettivi.
La sinistra deve ritrovare il proprio orgoglio, è intervenuto  Andrea Margheri, direttore della rivista Argomenti Umani. È tempo di abbandonare la fiducia neofita nelle virtù taumaturgiche del mercato, la rinuncia ad un partito di massa che non può essere solo quello delle “sezioni” ma, come ha dimostrato l’esperienza di Barack Obama, può ricostituirsi sotto forma di rete. Occorre anche affrontare senza timori il punto dei costi della politica e collegarlo più strettamente all’etica dei risultati (come già era, del resto, in un certo passato).
La “questione generazionale” non può essere affrontata in termini di contrapposizione: l’esperienza dei “vecchi” deve essere sostegno dei “giovani” ha detto Mario Lombardi, della direzione provinciale del PD. Ma il partito deve compiere passi in avanti per facilitare questo ricambio, che è prassi in molti partiti socialisti.  La discussione si è poi ampliata alla crisi delle ideologie, al ruolo della Lega, alle difficoltà del Partito Democratico, dimostrando che un breve libro di riflessioni può ancora compiere il miracolo di accendere la pura discussione sui temi politici. 


di Carlotta Gualco
direttore del Centro In Europa

 
 
 
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